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Il Decameron di Luttazzi
A cinque anni da Satyricon e dall'editto bulgaro che ne sancì l'allontanamento dalla televisione è stata trasmessa la prima puntata di "Decameron", il nuovo programma del popolare comico in onda su La7
"L'uso che Biagi e, come si chiama quell'altro..Santoro...no, l'altro...Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica pagata coi soldi di tutti è un uso criminoso". Le parole, pronunciate dall'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sono seguite da una pernacchia. Nel pieno stile del comico romagnolo, e cioè senza mezzi termini e con il chiaro intento di operare una selezione all'ingresso, si è così aperto il nuovo programma di Daniele Luttazzi, "Decameron", che sottotitola "religione, sesso, politica e morte", tanto per stare tranquilli sui contenuti.
"Dire che la Rai è in crisi è come dire che sul Titanic c'era un rubinetto che perdeva". Si spara a zero su tutto e tutti, anche di più. All'annuncio di un'intervista con il presidente della Rai entra un bambino camuffato da Petruccioli al quale il comico rivolge una surreale intervista. "Che novità ci sono nel palinsesto Rai?", chiede ad un certo punto. La risposta del bambino-Petruccioli è categorica: "Non lo so perché io alle 21.30 devo andare a letto". Il Vaticano e la Chiesa non vengono risparmiati, i fatti di cronaca recenti sono sintetizzati all'interno di un siparietto tra sofisti ambientato nell'antica Grecia: "I preti che molestano i bambini vanno all'inferno? No, vanno a Los Angeles, dove la diocesi ha sborsato 660 milioni di dollari per risarcire le vittime. Il Vaticano è quello che non paga le tasse, la Chiesa cattolica è quella che incassa l'8 per mille. La pedofilia tocca solo alle chiese locali". Il governo Prodi ne esce mortificato, l'affondo è in larga parte dedicato all'attuale maggioranza, perché per Luttazzi la "squallida alternativa" rappresentata dall'opposizione si è già pienamente palesata durante i cinque anni di governo. Fortunatamente non siamo di fronte ad un atteggiamento bipartisan o peggio a frecciatine e atteggiamenti da par condicio: gli affondi vanno al punto, di chiunque e qualunque cosa si parli. Luttazzi è uno dei pochi comici a ricordare che la satira è per sua natura scorretta, e ad offrire una risposta inversa ed esponenziale rispetto ad un attacco che purtroppo oggi costringe molti tra quelli che fanno il suo mestiere a schierarsi direttamente in trincea (fa una valutazione positiva sull'operato della finanziaria proposta da Padoa Schioppa e ci ricorda che oggi le critiche vengono mosse da un certo signor Tremonti, due volte Ministro dell'economia durante lo stesso governo).
La sensazione è che la prima puntata sia stata una sorta di "riassunto" di questi anni che in alcuni brevi tratti, dati i tempi stretti e televisivi, ha rischiato di scivolare nell'arringa. Come se, in qualche modo, si sia offerta al pubblico una buona panoramica del programma prossimo a venire: una sorta di prova generale con sfogo annesso. Il problema è riconducibile al clima che il precedente governo ha finito per instaurare con la satira e che ha costretto molti comici all'autodifesa. Va detto infatti che in una situazione normale, un comico avrebbe avuto tempo e modo per dilazionare tale risposta nel tempo: per evitare insomma di far gridare i soliti critici (già all'attacco) al vittimismo. Ma in una situazione normale un presidente del Consiglio non avrebbe di certo potuto epurare qualcuno dalla televisione per aver riportato atti giudiziari reali (non alterati, come fu detto) che erano sotto gli occhi di tutti (molti tralasciano il fatto che i media fossero assenti alla vittoria di Luttazzi in tribunale). L'effetto bavaglio rischia insomma di fare il gioco di chi lo mette: una volta tolto si vuol dire tutto il male subito e subito, e spesso si cade nel meccanismo dell'autodifesa.
Per fortuna però, Luttazzi si distingue da molti colleghi per la capacità di concentrare in breve tempo una quantità di idee che altri dilazionerebbero fino alla morte. Non ammicca, non fa imitazioni e non usa alcun filtro. E' uno dei pochi, smaltita l'ira, a saper ancora far ridere rimanendo fermo davanti ad una telecamera e a dividere il pubblico, a saper mescolare diversi tipi di umorismo. E' uno dei pochi ancora in grado di forzare i limiti del cosiddetto ‘buon gusto' imperante nel nostro Paese (non a caso ha citato più volte Lenny Bruce come riferimento artistico). La modalità con cui si muove è quella dissacratoria che lo contraddistingue e che rimane indigesta ai più, con diversi richiami in questo caso allo stile del Flying Circus dei Monty Python. Seppure diverso materiale sia stato ripreso da spettacoli già presentati (per chi lo ha seguito in questi anni a teatro alcune parti della trasmissione erano già note), il comico continua ad eccellere nella battuta fulminante e nei contenuti surreali. La speranza è che, insomma, i conti con l'editto bulgaro siano stati definitivamente (e giustamente) chiusi con la prima puntata dopo cinque lunghi anni di silenzio. Una svista notevole sono invece gli applausi preconfezionati: scelta incomprensibile da parte di chi ha sempre proposto una televisione in netta antitesi con il modello trito e imperante proposto, ad esempio, da un Antonio Ricci. Nella sigla finale è stato riproposto il video di "Money for Dope", bel brano tratto dal cd omonimo firmato proprio da Luttazzi.
Incredibilmente, il programma non sembra ancora aver suscitato tutte le polemiche che ci si aspettava sollevasse, ed è stato puntualmente ignorato dal mondo politico alle prese per ora con un altro comico (la situazione in questo paese sta diventando comica di per se). Ma, a ben vedere, non potrebbe essere altrimenti: per prendere in considerazione gli argomenti trattati da Luttazzi bisognerebbe parlare di pedofilia all'interno del Vaticano (senza essere additati come blasfemi o miscredenti), di flessibilità (senza essere additati come bamboccioni), dei danni della legge Biagi (evitando il meschino meccanismo per cui criticando tale legge si viene indicati come complici dei terroristi) nonché di quelli della Bossi-Fini, dell'impasse e di rimpasti dei partiti e di molte, molte altre cose. In una situazione normale, si diceva, sarebbero di comune amministrazione per qualsiasi politicante. Oggi sono materiale per alcuni comici e, bene che vada, da terza serata.
Bentornato, Daniele Luttazzi.
Emanuele Martorelli
da www.aprileonline.info - 6 novembre 2007

Daniele Luttazzi