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Gli USA contro John Lennon

Il documentario – Arriva in Italia il documentario sull'ex Beatle che ripercorre il decennio dal 1966 al 1976, quando il governo americano diede vita ad una battaglia ai danni del musicista con l'obiettivo di espellerlo dal paese.

A un anno di distanza dalla sua messa in commercia in USA esce finalmente anche in Italia il documentario "U.S.A. contro John Lennon" (U.S. versus John Lennon), il film documentario di David Leaf e John Scheinfeld che ripercorre le tappe del travagliato periodo sociale e politico del Lennon solista, proiettato dal ruolo di rockstar di fama mondiale in quello di attivista politico, fino alla sua tragica scomparsa. Il lavoro svolto da Leaf è basato su incartamenti ed atti giudiziari che hanno visto coinvolto l'ex Beatle nel corso degli anni '70, in quella che è stata una vera e propria guerra personale ai danni del musicista da parte del governo che doveva concludersi con l'espulsione di Lennon dagli Stati Uniti. Sul finire degli anni '60 e per quasi tutto il 1970 il musicista fu così sottoposto a monitoraggi e pedinamenti che si intensificarono con l'arrivo dell'amministrazione Nixon, che trovava nel braccio del famigerato Hoover (potentissimo capo del Federal bureau of investigation) e in quelle della C.I.A. mezzi più che validi per contrastare la minaccia che rappresentavano artisti e rockstar dell'epoca, "sovversivi e pericolosi per il paese" (già una fitta schiera di personaggi, tra cui spicca il caso lampante di Chaplin, sperimentarono cosa significasse porsi in maniera critica nei confronti del governo americano). Non a caso la prima battaglia che Lennon intraprese con il governo USA fu quella per la carta verde che autorizzava il suo soggiorno a New York.

Il film, che si riferisce a fatti accaduti circa trentacinque anni fa, appare tragicamente attuale e in grado di rispecchiare il clima che oggi si è tornato a respirare in America come sostiene Leaf, il regista: "Avevamo visto cosa era accaduto quando Bill Maher, le Dixie Chicks e altre celebrità avevano espresso le proprie opinioni a proposito della guerra o del presidente. E pensavamo che raccontando una storia accaduta 35 anni fa avremmo potuto realizzare un film in grado di contribuire al dibattito in corso oggi in America". Gli importanti filmati d'archivio (per buona parte inediti) e i vari contributi rendono la pellicola un essenziale documento storico: in un avvicendarsi di testimonianze da Carl Bernstein, il giornalista del Washington Post che fece scoppiare il caso Watergate, al linguista Noam Chomsky, passando per la militante nera Angela Davis ed il governatore Mario Cuomo e ancora Ron Kovic, (la cui storia è stata rappresentata nel film "Nato il 4 luglio"), Bobby Seale, (uno dei fondatori delle Black Panthers), lo scrittore Gore Vidal fino a Jon Wiener, uno storico che ha riassunto il caso Lennon in un libro al quale il documentario si ispira, il film è una ricostruzione appassionata e attenta.

L'era post Beatles per John Lennon fu un alternarsi di eventi contrastanti: l'osannato leader dei Fab Four cominciava a scontare la sue prese di posizione contro la guerra ed antigovernative vantando numerosi contestatori sia tra i suoi ex fan che tra artisti e colleghi. Su John Lennon è stato detto più del tanto, complice il fatto che la sua figura continua a rimanere intatta attraverso le epoche e le generazioni, in grado di parlare un linguaggio che non si affievolisce nel tempo ma che anzi sembra acquisire maggiore forza comunicativa man mano che gli anni passano. Lennon è soprattutto un personaggio che, seppure in parte assimilato, rappresenta una scomoda eredità per gli Stati Uniti (la sua "imagine" è stata recentemente bandita da molte radio americane in occasione della guerra in Iraq, salvo poi essere ripresentata in video in prossimità del santo Natale). Fu sicuramente uno dei primi musicisti di fama mondiale ad intuire la potenza comunicativa dei media (in quegli anni Bob Marley assurgeva a ruolo di profeta per l'Africa), che utilizzò per promuovere le sue iniziative sociali. Soprattutto fu un reietto che dalla comoda posizione di artista riconosciuto dall'establishment finì per dichiararsene in netta antitesi. Dai molteplici ritratti che ne sono stati fatti emerge spesso un personaggio estremamente contraddittorio capace di atteggiamenti estremi e sconcertanti, passionali, che pure hanno contribuito ad inserirlo nell'immaginario collettivo dopo la sua tragica scomparsa. "Qualsiasi cosa accada a me o a Yoko in questo periodo, non sarà un incidente", disse profeticamente poco prima di morire. L'8 dicembre 1980 firmava il suo ultimo autografo all'uomo che l'avrebbe consegnato, uccidendolo, alla leggenda.

Emanuele Martorelli

da www.aprileonline.info - 12 giugno 2007



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Ultimo aggiornamento
26 novembre 2008