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Il vento che accarezza l'erba /2
Da Manchester al Nicaragua, da Sheffield a Los Angeles fino all'Irlanda, Ken Loach è diventato vecchio inseguendo la sua idea di cinema (marxista) al servizio della causa proletaria con una ostinazione quasi romantica. Tra i cineasti contemporanei resta insuperato nelle riprese di riunioni sindacali, scioperi, assemblee politiche. Tutti quelli che hanno visto Terra e libertà non dimenticano con quanta intensità si consumava lo scontro tra anarchici e comunisti filosovietici al momento di decidere "che fare?" nella Spagna della guerra civile. Lo stesso scontro intestino e tra due fratelli travolge il fronte dei combattenti dell'Ira nell'Irlanda degli anni venti impegnati nella cacciata degli inglesi. In The Wind That Shakes the Barley, titolo di una canzone popolare della "resistenza" irlandese che significa "il vento che scuote l'orzo" (e in Italia invece viene tradotto Il vento che accarezza l'erba), gli occupanti ottengono proprio quello che non speravano: se non si riesce a piegare la resistenza di un popolo, allora si macchina per aizzarne le fazioni concorrenti. I due protagonisti della storia sono Damien e Teddy (Cillian Murphy e Liam Cunningham): il primo è un giovane medico che rinuncia all'apportunità di andare a Londra per un impiego prestigioso (come a suo modo farà il giovane medico Ernesto Guevara) e decide di unirsi al fratello che già milita tra i volontari dell'Ira. La maggior parte di loro sono contadini e operai, che subiscono la violenza da Clockwork Orange dei Black and Tans, le famigerate squadre di repressione di sua Maestà. E in più vengono sfruttati come manodopera sottopagata e para-schiavista dalle oligarchie inglesi e irlandesi, con il subdolo assenso della Chiesa cattolica. Naturale che l'idealista Damien ogni volta che prefigura un futuro per la sua terra pensa ad una repubblica indipendente nata da una rivoluzione socialista.
Tra rastrellamenti, torture, fughe e delazioni la resistenza irlandese, battezzata con la rivolta popolare della Pasqua del 1916, nel'21 ottiene una tregua dall'esercito britannico e la proposta di un trattato di pace. A questo punto le strade dei due fratelli si dividono. Teddy, che diventa guardia repubblicana, sta dalla parte di Michael Collins (Neil Jordan con il suo film del '96 traccia l'altra metà del cielo), uno dei leader dell'Ira che accettò di firmare per un'Irlanda a sovranità "limitata" sotto la minaccia inglese di una guerra devastante. Damien, convinto che a diffidare dei nemici non si sbaglia, sta dalla parte di quelli che vogliono invece tutto e subito. Inizia quindi una guerra civile lacerante che non fa sconti nemmeno in famiglia. Premiato a Cannes con la Palma d'oro, The Wind That Shakes the Barley (sceneggiato dal solito Paul Laverty) non sarà il miglior film di Ken Loach ma sicuramente procede in modo omogeneo, rigoroso, potente, con un viraggio che lo avvicina quasi al bianco e nero. In Inghilterra ha avuto giudizi contrastanti perchè comunque rimesta nella storia ingloriosa dell'impero britannico e di padri della patria come Churchill (più volte evocato). L'Irlanda povera e mangia patate di allora intanto è diventata una specie di enfant prodige europeo, tutta votata al capitalismo tecnologico e sostenitrice, insieme agli ex coinquilini, dell'invasione dell'Iraq. Da questo versante quindi c'è poco da aggiungere. Interessante più che la guerra, la lotta di classe che regista e sceneggiatore evocano nei discorsi di Damien. Sembra il detonatore più potente della rivolta e il catalizzatore di un'intera popolazione. Finchè la classe economica dominante (per mezzo di quella politica) non dimostra di saper prendere le contromisure e addirittura di riuscirla a manipolarla. E questo è un altro degli incubi ad acchi aperti che stiamo ancora vivendo.
pasquale.colizzi@fastwebnet.it
da www.unita.it - 10 novembre 2006

Charlie Chaplin - "Il grande dittatore"