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Moolaadè. La forza delle donne
Il nuovo cofanetto (libro e dvd) di Feltinelli dedicato alle mutilazioni genitali femminili
Moolaadè è il titolo esotico e al contempo misterico che Ousmane Sembene ha scelto per il suo ultimo film, uscito in libreria il 4 maggio come dvd nella collana Real Cinema di Feltrinelli e accompagnato dal libro “Moolaadé. La forza delle donne”, un lavoro curato da Daniela Colombo e Cristiana Scoppa dell’Associazione italiana donne per lo sviluppo (Aidos).
Moolaadè è una pellicola ambiziosa e sicuramente originale, nata dal desiderio di raccontare non solo alle donne occidentali, ma anche e soprattutto alle loro sorelle africane come sia percorribile la strada verso il riconoscimento dei propri diritti e della propria autodeterminazione, in modo particolare in riferimento alla pratica della mutilazione genitale femminile.
Ambientato in un villaggio del Burkina Faso, il film di Sembene narra la vicenda di una donna matura, Collè Ardo, che coraggiosamente decide di offrire protezione a quattro giovani bambine fuggite dalle mani delle Salindana, specie di sacerdotesse - “mammane” che a pagamento offrono il servizio della mutilazione sessuale delle piccole all’interno del villaggio. Di fronte alla richiesta di Oumy, Diatou, Awa e Nafissatou, che invocano di non essere riconsegnate alla lama affilata che dovrà privarle di una parte degli organi genitali, Collè decide di accoglierle sotto la sua protezione e nella propria casa, applicando così il sacro principio del Moolaadè, l’asilo appunto. Una scelta quella delle quattro giovani bambine non affatto casuale: Collè è infatti conosciuta nella comunità per essersi opposta alla mutilazione della amatissima figlia, Amsatou, rimastale come unico ancoraggio alla vita dopo la morte della primogenita, vittima proprio della lama purificatrice delle Salindana durante l’operazione di mutilazione sessuale.
Ma la scelta di Collè, il cui fascino irresistibile consiste in quella miscela dinamica di fierezza e di profonda docilità tipica delle donne d’Africa e figlia di una cultura patriarcale che ha però fallito nel tentativo di privarle della dignità e del rispetto di se stesse, è appunto una decisione difficile. Ma come può, del resto, Collè, vittima in prima persona di una Mgf (mutilazione genitale femminile) di cui ancora a distanza di anni porta la cicatrice di un parto complicato che ha reso necessario un taglio cesareo che le segna l’intero addome, permettere che venga praticata su quattro innocenti bambine? Come può consegnarle al rito da cui ha tentato di proteggere la propria ultima e sopravvissuta figlia? In una cultura generosissima come quella africana, dove la maternità ha estensione sociale e responsabilizza ogni singola madre nei confronti dell’intera prole della comunità, a maggior ragione Collè non può abbandonare le figlie non sue ma al contempo anche sue, venute a chiederle protezione.
La scelta di riconoscere asilo alle fuggitive dalla mutilazione suscita la prevedibile opposizione del consiglio maschile del villaggio, che spinge il marito di Collè a riportare la moglie sotto la propria autorità facendole sospendere ufficialmente il moolaadè. Istigato dal fratello integralista, Collè viene così massacrata a frustate dal marito che la esorta a sciogliere il suo atto di protezione per riconsegnare le bambine alla comunità e alle sue leggi religiose e culturali. Ma Collè non cede e il moolaadè non cade. La rivolta nel villaggio burchinabe è ormai a volto scoperto.
Le ferite della donna sono così medicate dall’affetto della restante componente femminile: le altre due mogli – che rispondono al codice poligamico che regna in alcune zone dell’Africa – le curano le piaghe e le promettono che anche loro si uniranno alla battaglia per porre fine alla pratica, in un crescendo di consapevolezza che non cede al retorico, ma che segna il lucido cammino verso una cosciente emancipazione per la tutela del proprio corpo. Essere bilakoro, cioè non mutilata, non rappresenta più una vergogna per le donne vicine a Collè. A questo punto non rimane loro che imporre questa nuova consapevolezza del corpo e della femminilità anche alla restante componente maschile, restia e ostinata nell’appellarsi alla tradizione e all’Islam. Di fronte alla convinzione femminile e alla fierezza con cui questa si manifesta, anche i mariti e i figli devono piegarsi: nessuna bambina sarà più mutilata e l’essere bilakoro diventerà la normalità sociale e biologica.
Un ruolo importante nella vicenda raccontata da Sembene è rivestito dal giovane Ibrahima, figlio del dougoutigui (capo villaggio e sapiente), allontanatosi dal paese per studiare in Francia. Al suo ritorno, il giovane trova una comunità sconvolta dai recenti avvenimenti e soprattutto viene a conoscenza della decisione paterna sul suo futuro: Ibrahima non sposerà più come era stato pattuito Amsatou, figlia di Collè, ma si unirà in sposo alla giovanissima cugina. Una scelta a cui il dougoutigui è stato costretto una volta scoperto che la giovane Amsatou altro non è che una impura bilakoro, capace per questo di gettare nel discredito la famiglia del capo villaggio e inadeguata a ricoprire il ruolo di sposa del rispettabile Ibrahima. Ma la formazione all’estero, il contatto con una cultura diversa e la lontananza generazionale portano il giovane ragazzo ad appoggiare la scelta di Collè e a sposare Amsatou, ribellandosi così alla volontà paterna ancora legata alla tradizione patriarcale e ad una visione radicale dell’Islam.
Una pellicola intensa, che ritrae un Africa coloratissima e dal volto profondamente femminile, dove lo stesso percorso di emancipazione non cede alle tinte fosche del dramma, ma rimane nella sua gravità sempre sorprendentemente vitale e ricolmo di speranza.
Affianca il dvd un testo curato da Cristiana Scoppa e Daniela Colombo, presidentessa dell’Aidos, le quali hanno raccolto una serie di saggi che ripercorrono le origini e le motivazioni che sottendono la pratica della mutilazione genitale femminile e che fotografano la condizione anche legale vissuta dai diversi paesi africani in merito. Una ricostruzione che si spinge fin dentro l’analisi di come la mutilazione venga perpetrata anche negli stati occidentali in cui la realtà dell’immigrazione si trova ad agire e vivere, tentando di indicare la strada percorribile per combattere le Mgf ma all’interno di un pieno rispetto delle diverse identità e del principio multiculturale.
da www.aprileonline.info

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