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Pianeta Italia

Chi si ribella ai corruttori

“In Italia l’unica vera rivoluzione sarebbe una legge uguale per tutti”. Mezzo secolo dopo le parole di Ennio Flaiano sono state portate in piazza. E’ una bella emozione. Come ascoltare dal palco di piazza del Popolo Mario Monicelli, 95 anni, rivolto ai tanti ragazzi: “Non mollate, tenete duro e spazzate via questa classe dirigente”. Il popolo viola è tornato a Roma, tre mesi dopo la gigantesca manifestazione di San Giovanni. La piazza è più piccola, i numeri ridotti, ma il clima allegramente rivoluzionario è lo stesso, anzi più convinto e maturo.
di Curzio Maltese – 28 febbraio 2010
da www.repubblica.it

Vendola: «Il premier vuole depistare e parla al basso ventre»

Il 30 marzo si presenterà al portone di Palazzo Chigi. Sì, se dovesse vincere le elezioni, la prima cosa che farà sarà andare a Roma a chiedere la «restituzione del maltolto». Dobbiamo riavere indietro, spiega, le risorse che ci sono state sottratte. Nichi Vendola sta combattendo a Bari una personale battaglia politica che ha risvolti nazionali. Non nasconde, mentre parla di sé e della sua sfida, la passione di chi si sente trasportato dalla voglia di aria nuova che la sua candidatura rappresenta.
Pietro Spataro – 26 febbraio 2010
da www.sinistraeliberta.eu

Viva Craxi, abbasso i corrotti

Dice Napolitano, a chi gli domanda delle nuove tangenti: “Chiedete ad altri”. Lui infatti un mese fa giustificava quelle vecchie, scrivendo alla vedova Craxi che il marito esule fu “trattato con una durezza senza eguali”, e ora commemora Pertini. Dice Schifani, con rispetto parlando, che “i partiti si devono imporre rigore nella selezione della classe dirigente, a volte non candidando chi è condannato non in via definitiva”. Lui infatti, un mese fa in Senato, beatificava Craxi, condannato in via definitiva per corruzione e morto latitante, chiamandolo “vittima sacrificale”.
di Marco Travaglio – 25 febbraio 2010
da il Fatto Quotidiano

Il capo del Governo

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Raffaele Deidda – 19 febbraio 2010
da www.aprileonline.info

In nome delle belle ragazze albanesi “Signor Berlusconi, basta battutacce”

La lettera. Elvira Dones, scrittrice e giornalista albanese replica alla battuta di Berlusconi.
“Quelle donne le ho incontrate. Mi hanno raccontato le loro vite violate, strozzate, devastate”.
Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. Durante il recente incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.
di Elvira Dones – 15 febbraio 2010
da www.repubblica.it

Non si vede la luce

Non è l’ennesima cloaca affaristico-politica di regime. Quella scoperchiata dai magistrati di Firenze è la cloaca più vomitevole dell’intera storia repubblicana. Ci racconta l’osceno fescennino di avvoltoi che inneggiano al terremoto pregustando i vagoni di euro che lucreranno con gli appalti di una “Protezione civile” corriva e incontrollata, mentre sotto le macerie centinaia di nostri concittadini (Nostri, perché questo governo non ha patria né legge) soffrono l’agonia dei sepolti vivi, e altre migliaia piangono i loro morti, e in milioni seguiamo commossi la vita stremata del bimbo e del vecchio che viene sottratta in extremis alla tomba di calcestruzzo (di sabbia!), salvata dall’eroismo di volontari e di pompieri che non possono immaginare come in quello stesso istante, in una danza macabra che calpesta ogni residuo di decenza e di umanità, qualcuno dei “lorsignori” di regime stia sghignazzando a baldracche e champagne sul dolore concluso dei morti e sulla commozione e l’eroismo dei vivi. Che schifo.
Paolo Flores D’Arcais – da il Fatto Quotidiano del 14 febbraio
http://antefatto.ilcannocchiale.it

Mani pulite la memoria è finita

Per cancellare il ricordo, ogni prudenza e la paura, per ricostruire la spavalderia, il senso di impunità e l’arroganza sono serviti 18 anni. Una generazione. Un giro completo di giostra che sembra riportarci alla casella di partenza: 17 febbraio 1992.
Diciotto anni fa, l’anniversario esatto cade mercoledì prossimo, veniva arrestato il presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio – ospizio per anziani milanese – mentre riceveva una tangente di sette milioni di lire. Si chiamava Mario Chiesa e con quelle manette prendeva il via la stagione di Mani Pulite.
di Mario Calabresi – 13 febbraio 2010
da www.lastampa.it

Malinconia di un regime

La terra tremava, l’Aquila crollava, le macerie si ingoiavano i morti e loro ridevano: «Qua bisogna partire in quarta, mica c’è un terremoto al giorno». Il terremoto porta la ricostruzione e la ricostruzione porta gli appalti. E gli appalti, cosa portano? Palate di affari a chi se li aggiudica, e palate di doni in cambio a chi glieli assegna. In dettaglio: soldi, utenze di cellulari, disponibilità di qualche appartamento per le vacanze alla Maddalena con personale di servizio annesso, lavori di ristrutturazione di altri appartamenti e mobili, divani e poltrone per arredarli, qualche Bmw, qualche passaggio in aereo privato, soggiorni a volontà in alberghi di lusso.
di Ida Dominijanni – 12 febbraio 2010
da www.ilmanifesto.it

Regione Siciliana, stipendi record

Per ogni dipendente 42 mila euro, in 4 anni aumenti del 38%. Direttori a riposo con 5.300 euro al mese.
In base a un accordo firmato nel 2003 dall’allora governatore Totò Cuffaro, i 14.158 dipendenti a tempo indeterminato della Regione siciliana, dei quali 2.110 sono dirigenti, hanno ancora diritto a 35 mila giornate di permessi, pari a 249.200 ore, o 1.056 minuti ciascuno. Non è uno sbaglio. Sono proprio 1.056 minuti, cioè 14 volte più di quanto spetta a un altro comune mortale che lavora al ministero. È come se 150 persone non andassero mai in ufficio.
Sergio Rizzo – 2 febbraio 2010
da www.corriere.it

Oltre la nebbia

La cronaca della resa. Inizia così l’articolo di Roberto Rossi che racconta dell’incontro a Palazzo Chigi per discutere delle sorti dell’Alcoa che non è solo una fabbrica, non sono solo gli stabilimenti di Portovesme e Fusina: si parla qui di un intero settore produttivo, l’alluminio, dell’«italianità» delle nostre imprese (ricordate quanto si parlò di italianità a proposito della cosiddetta compagnia di bandiera, ai tempi di Alitalia?) in definitiva di un pezzo di industria nazionale che l’Italia rischia di perdere senza colpo ferire. La resa è quella della politica. La resa di un governo arrivato tardi e male ad occuparsi di lavoratori e di lavoro, di una regione – la Sardegna – rimasta senza più nulla dopo una rutilante campagna elettorale fatta di promesse come sempre fasulle.
di Concita De Gregorio – 3 febbraio 2010
da http://concita.blog.unita.it