Venerdì sciopero generale dei metalmeccanici. Nella solidarietà alla Fiom siamo arrivati a 80 mila firme. La Fiom considera il sostegno della società civile fondamentale, contro la “demonizzazione” che Tv e “pensiero unico” hanno scatenato.
da www.micromega.net – 25 gennaio 2011
Democrazia!
28 gennaio: sciopero generale dei metalmeccanici
Il lavoro è un bene comune: difendiamo ovunque contratto e diritti.
da www.fiomtorino.it
Uniti ce la possiamo fare. L’appello della Fiom
Abbiamo convocato lo sciopero generale dei metalmeccanici per il 28 gennaio; è una tappa fondamentale per la riconquista del Contratto Nazionale e la salvaguardia dei diritti nei luoghi di lavoro.
25 gennaio 2011
da www.sinistraeliberta.eu
Mercoledì 26, Grazie Mirafiori!
È stata presentata l’iniziativa «Grazie Mirafiori», che si svolgerà mercoledì 26, a partire dalle ore 18, al Palasport di Parco Ruffini.
24 gennaio 2011
da www.fiomtorino.it
Un sindaco Fiom per Torino
Le opposizioni dovrebbero riconoscere nel sindacato un alleato contro il berlusconismo.
Per vincere un referendum basta un voto oltre il 50 per cento. Ma quello di Mirafiori non era un referendum. Doveva essere un plebiscito. Un plebiscito ottenuto col ricatto, anzi con la rappresaglia preventiva di massa: se vince il No siete licenziati tutti, perché portiamo via la Fiat da Torino. I “sindacati di comodo” avevano perfino fissato l’asticella dell’umiliazione che avrebbe dovuto annientare la Fiom: un 80 per cento di Sì. Sappiamo come è andata. Il Sì ha ottenuto il 54%, ma solo grazie al voto dei quadri e impiegati (che hanno approvato i sacrifici di chi sta alla catena, non i propri!). Fra gli operai avrebbe prevalso di nove voti, e nei reparti dove il diktat si applicherà davvero, lastratura e montaggio, ha vinto nettamente il No.
di Paolo Flores d’Arcais, Il Fatto Quotidiano – 16 gennaio 2011
da http://temi.repubblica.it/micromega-online/
Ieri la dignità e il coraggio degli operai di Mirafiori, ora tocca a noi
Sono le due parole che mi attraversavano i pensieri mentre, nella notte, seguivo i primi risultati del referendum di Mirafiori. Dignità e coraggio. Le stesse che si leggono sui volti del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. E’ questa l’immagine, l’icona, che meglio rappresenta quanto è successo a Torino in questi giorni.
Stefano Moro – 15 gennaio 2011
da www.stefanomoro.eu
La bufala della sfida dei paesi emergenti
Nei primi anni Cinquanta del secolo scorso la Fiat effettuò massicci licenziamenti concentrandosi sugli operai della Fiom e dando avvio alla pratica dei «reparti confino», ove venivano inviati gli operai comunisti, socialisti e gli iscritti alla Fiom.
di Joseph Halevi – 7 gennaio 2011
da www.ilmanifesto.it
La società civile con la Fiom: “Sì ai diritti, No ai ricatti”. Firma l’appello di Camilleri, Flores d’Arcais e Hack
Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto.
Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack
4 gennaio 2011 – Firma l’appello anche tu:
http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391202
Marchionne? «Un eroe moderno»
Per riferire il dibattito aperto nel Partito democratico dalla firma dell’accordo separato a Mirafiori e dal contratto di lavoro definito, in forma sempre separata, a Pomigliano, ci vorrebbe un vignettista del vecchio giornale satirico Il Male, più che un cronista politico o sindacale. Dopo gli appelli a votare sì al referendum-truffa imposto da Marchionne con la complicità dei sindacati «amici» («Se fossi un operaio…»), il gruppo dirigente del Pd sta superando se stesso in creatività e spregiudicatezza.
di Loris Campetti – 1 gennaio 2010
da www.ilmanifesto.it
La Fiom mobilita la dignità operaia
Il referendum è uno strumento democratico in cui le persone possono dire la loro su un tema che li riguardi direttamente. Imporre lo strumento del voto perché si accetti di non poter votare mai più, non è un paradosso o un ossimoro, è un gigantesco imbroglio, che si trasforma in un odioso ricatto nel momento in cui la formulazione del quesito referendario suona così: accetti di rinunciare ai tuoi diritti, compreso quello di ammalarti, scioperare, persino mangiare se la domanda di automobili dovesse schizzare in alto, eleggere i tuoi rappresentanti sindacali, in cambio della salvezza del posto di lavoro?
di Loris Campetti – 30 dicembre 2010
da www.ilmanifesto.it

