Il rapporto Saville: i 14 civili cattolici uccisi 28 anni fa a Londonderry erano innocenti, i soldati persero il controllo.
Ci sono voluti 12 anni perché Lord Saville of Newdigate portasse a compimento l’inchiesta ordinata da Tony Blair sul Bloody Sunday, l’uccisione di 14 civili da parte dei paracadutisti inglesi il 20 gennaio 1972 durante una manifestazione cattolica a Londonderry. Il rapporto è giunto alla conclusione che si trattò di un massacro «ingiustificato e ingiustificabile», le cui colpe ricadono esclusivamente sui militari.
Il rapporto, un lavoro costato 195 milioni di sterline, afferma finalmente in maniera ufficiale quanto i parenti delle vittime (molte delle quali adolescenti), hanno sempre desiderato: i civili che morirono quel giorno erano tutti innocenti, non erano armati e non rappresentavano alcuna minaccia per i soldati, che invece persero il controllo e si misero a sparare senza mettere in guardia.
Il rapporto Saville afferma che i militari intervennero seguendo un ordine sbagliato, che il primo colpo fu sparato dall’esercito e non dai manifestanti e che alcuni di coloro che furono colpiti stavano chiaramente fuggendo o aiutando altri feriti. Sebbene i paramilitari repubblicani avessero sparato qualche colpo, le loro azioni, si legge nell’inchiesta, non sarebbero sufficienti a giustificare la reazione dei soldati. Martin McGuinness, oggi vice primo ministro dell’Irlanda del Nord e allora militante repubblicano, era probabilmente armato con una mitragliatrice ma, conclude Lord Saville, non fu il suo comportamento a spingere i soldati ad aprire il fuoco.
Il rapporto afferma anche che alcuni soldati avrebbero fornito ricostruzioni errate degli eventi: la prima inchiesta sull’accaduto, conclusasi nell’aprile dello stesso anno e condotta da Lord Widgery, scagionò i militari puntando invece il dito contro i manifestanti, accusandoli di aver attaccato i soldati e di essere stati armati. La comunità cattolica reagì molto male a quell’inchiesta accusando il governo di Londra di voler coprire gli errori dei militari e chiedendo l’avvio di una nuova inchiesta indipendente.
Migliaia di persone sono accorse alla Guildhall di Londonderry per sentire il premier Cameron chiedere scusa per gli errori commessi da militari e governo del Regno. I familiari delle 14 vittime si sono succeduti su un palco per ricordare gli scomparsi e, finalmente, dire senza vergogna né dubbi: «erano innocenti». Uno dei primi ad intervenire dinanzi alla folla è stato Tony Doherty, il cui padre Paddy fu ucciso dai paracadutisti: «Ora è possibile proclamare al mondo che i morti e i feriti di Bloody Sunday, i manifestanti per i diritti civili, dal primo all’ultimo erano innocenti e dal primo all’ultimo sono stati, nelle strade della loro stessa città, oggetto degli spari da parte di soldati ai quali era stato lasciato credere che potessero uccidere con perfetta impunità».
John Kelly, il cui fratello di 17 anni Michael fu ucciso dai militari, ha gridato invece dal palco «Ce l’abbiamo fatta» e al termine di un altro discorso carico di emozione, ha tirato fuori una copia del rapporto Widgery, che 28 anni fa aveva scagionato i militari, e l’ha fatto a pezzi tra gli applausi della folla.
15 giugno 2010
da http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=106709&sez=HOME_NELMONDO


