Si tratta di dipendenti o ex dipendenti della compagnia americana Union Carbide, giudicati colpevoli in relazione alla fuga di gas tossico del dicembre del 1984. Da quel momento si calcola che siano morte oltre 20 mila persone; e circa 500 mila hanno subìto patologie di diversa entità in seguito all’inquinamento di aria, terra e acqua.
NEW DELHI – Colpevoli. Un verdetto che i parenti delle vittime aspettavano da 25 anni, da quando cioè una fuga di 40 tonnellate di pesticida, l’isocianato di metile, prodotto dalla multinazionale chimica americana Union Carbide India, provocò la morte di migliaia di persone a Bhopal, nell’India centrale. La Corte indiana investita del caso ha giudicato responsabili di omicido colposo otto persone, compreso l’allora presidente dell’unità indiana della compagnia, Keshub Mahindra. La pena verrà comminata nei prossimi giorni, ma per il capo d’imputazione riconosciuto la sanzione massima non supera i due anni di reclusione. I vertici dell’azienda erano stati accusati d’omicidio nel 1987 ma, fra le proteste dei sopravvissuti, la Corte suprema indiana nel 1996 aveva ridotto i capi d’imputazione a “morte per negligenza”.
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7 giugno 2010


