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Diecimila in centro: “Riprendiamoci la scuola”

Genitori e figli sfilano insieme a Torino contro i tagli all’istruzione.

Diecimila in piazza, ieri pomeriggio (secondo gli organizzatori, 5000 per la Questura), per difendere e rilanciare la scuola pubblica: da Palazzo Nuovo all’Ufficio Scolastico Regionale a piazza Castello, nel lungo corteo voluto dal tavolo «Riprendiamoci la scuola» con il sostegno dei sindacati, hanno marciato mamme a papà, scolari, studenti, dirigenti, ricercatori, gli assessori all’Istruzione di comune e Provincia, Borgogno e D’Ottavio, esponenti dell’Anci. Tutti assillati dai problemi che l’anno prossimo, con la nuova ondata di tagli, saranno più percepibili.

«Mia figlia, iscritta alla scuola primaria Kennedy di via Pacchiotti – ha raccontato Sabrina Mastroieni -, ha iniziato con 33 ore settimanali, quest’anno siamo a 27 e da settembre saremo a 25, con uscita alle 12,30. È un grande dispiacere: la nostra è una scuola bella, che i genitori hanno curato, una delle poche che non chiede il contributo alle famiglie». Cristiana Enrico, presidente del consiglio di Circolo della Mazzarello di via Collino: «Con i tagli e l’”orario spezzatino”, le maestre devono privilegiare l’indispensabile: sono state abolite persino le feste di fine anno scolastico, che per i bambini sono importanti. Per settembre temiamo molto l’ulteriore riduzione degli operatori: ci sarà meno sorveglianza e le classi saranno pulite un giorno sì e uno no».

La maestra Nuccia Maldera, del III Circolo di Collegno, scuola primaria di Savonera: «I dirigenti tengono duro, cercano di assicurare il tempo scuola richiesto mentre le compresenze spariscono. Ma nelle sedi piccole sfuma la serenità degli insegnanti».

Numerosi, gli studenti delle superiori come Stefano, Matteo, Irene ed altri del liceo Galileo Ferraris: «Siamo qui per continuare ad avere una scuola “normale”». E tanti dirigenti, come Nunzia Del Vento dell’elementare Gabelli, Loredana Truffo della Re Umberto I, Emanuela Zoia dell’IC di Vinovo: «Per coprire le richieste dei genitori, utilizziamo le compresenze, snaturando il tempo pieno ogni anno di più. E dove i bambini fanno 27 ore, i costi di gestione pomeridiana finiscono sulle spalle delle famiglie». Per Silvia Bodoardo del Coordinamento Genitori, una delle sigle che hanno promosso la protesta, «Sulla scuola occorre promuovere azioni comuni. Altrimenti, il rischio è che ottenga qualcosa chi grida, ma a danno di chi resta silenzioso».

Maria Teresa Martinengo – 23 maggio 2010

da http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/224062/