Ora che l’assedio delle procure accerchia stabilmente non solo il presidente del consiglio ma anche mezzo governo la maggioranza può finalmente presentare il «lodo» di rango costituzionale che sospende qualsiasi processo a carico di membri del governo per tutta la durata del mandato.
Dopo i mercanteggiamenti delle scorse settimane, lo scudo costituzionale salva-ministri previsto dalla norma sul legittimo impedimento è stato firmato dai capigruppo di Pdl e Lega in senato Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello e Federico Bricolo. Via libera dunque da tutto il centrodestra e non solo dal partito del premier. Tra i primi co-firmatari spicca il senatore «finiano» Domenico Benedetti Valentini, segno che sul testo non ci saranno scherzi né del Carroccio né dei «dissidenti» del Pdl.
Il testo non si discosta dalle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi e recepisce furbescamente le indicazioni della Consulta dopo la bocciature dei due «lodi» precedenti (Schifani nel 2003 e Alfano nel 2008, entrambi varati con legge ordinaria). Il provvedimento non cambia la Costituzione pur essendo una norma di rango costituzionale. Si compone di tre articoli. Una volta approvato entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in gazzetta ufficiale (art. 3) e da quel momento la sospensione si applicherà (art. 2) anche a tutti «i processi in corso».
Il cuore del «lodo Gasparri» è fissato nei cinque commi del primo articolo, che regolano l’accertamento degli eventuali reati (extra-funzionali) commessi da presidente della Repubblica, presidente del consiglio e semplici ministri. Il sistema scelto è quello del silenzio-assenso (art. 1) e non del semplice automatismo: in caso di azione penale contro le alte cariche dello stato il giudice sospende il procedimento e avvisa subito il senato (Schifani) inviandogli tutti gli atti. A quel puntoil parlamento deve decidere tassativamente entro 90 giorni dalla richiesta se confermare o no la sospensione del processo. Nel caso del presidente della Repubblica si pronunciano le camere in seduta comune. Per i membri del governo invece si esprime la camera di appartenenza (in caso di ministro tecnico la parola spetta al senato).
In tutti i casi la sospensione del processo vale per l’intera durata del mandato. Ovviamente si interrompono anche i termini della prescrizione e il giudice può comunque acquisire le «prove non rinviabili». Una volta sospeso il processo penale, può andare avanti – in deroga al codice vigente – solo l’eventuale causa civile.
Rispetto ai «lodi» precedenti sono evidenti però almeno due «peggioramenti»: 1) l’interessato non può rinunciare allo scudo deciso dal parlamento; 2) può essere reiterato e si applica anche nel caso di passaggio della stessa persona a cariche diverse. Tanto per fare un esempio, se Silvio Berlusconi diventasse presidente della Repubblica non è chiaro se lo scudo già concesso si trasferirebbe automaticamente o meno nella nuova carica.
Basteranno queste correzioni a varare l’ennesima norma salva-premier? Per approvarlo sarà una corsa contro il tempo, perché il legittimo impedimento scade a settembre del 2011 e prima di quella data la Consulta potrebbe anche averlo già bocciato come incostituzionale.
Ora perché il «lodo Gasparri» sia approvato sono necessarie due deliberazioni identiche di ciascuna camera ad intervallo non minore di tre mesi. Minimo minimo dunque alla maggioranza serve un anno. Senza contare che se la norma non viene approvata in seconda votazione almeno da due terzi dei parlamentari è inevitabile il referendum confermativo. Sarà decisivo, dunque, il ruolo dell’opposizione.
di Matteo Bartocci – 13 maggio 2010
da http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100513/pagina/06/pezzo/278050/
segnalato da www.fabionews.info


