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L’Aquila e il ballo dei vampiri

Sabina Guzzanti, cacciata dalle tv, risponde con un film dell’orrore (nelle sale il 7, a Cannes il 13), munita di martello e paletto. Draquila L’Italia che trema è un’inchiesta sul dolore di una terra martoriata. Un film serio. Ciò che altri soffrono può essere sperimentato solo attraverso l’arte. Ma anche comico, che fustiga chi trasformò in super affare edilizio la catastrofe per moltiplicar consensi e profitti: la protezione civile, braccio armato, Spa del governo, succhia commesse e denaro, grazie a normative straordinarie molto ben congegnate. È un film dell’orrore. Protagonisti Dracula, gli adepti e i loro servi, a caccia di sangue umano. Un documento agghiacciante che riguarda non solo l’«invasione degli ultracorpi» a L’Aquila e dintorni dopo il terremoto. Ma l’espandersi a macchia d’olio di una nuova, sottile, ancora poco visibile forma di stato parallelo se non di dittatura, magari per ora obliqua e in doppio petto… Ma intanto. Oltre 300 morti, per una sciagura annunciata. Una delle nostre dieci, splendenti, città d’arte, da oltre un anno ridotta a ghost town, dagli accessi militarizzati. Stato di evacuazione permanente. Le luci nelle case vuote sono tuttora spettralmente accese, ogni notte…
Il valore di quello che si è sfasciato è immenso. È patrimonio dello stato e lo stato dovrebbe rimetterlo a posto. Ma due terzi della città è ancora fuori casa (quella vera, quella sua). Sabina Guzzanti in Draquila L’Italia che trema, indossa solo per pochi secondi i panni del presidente del consiglio, ma questa volta non è più lui né la sua inurbanità comportamentale, l’oggetto della satira. Il Duomo in faccia ha sciupato il gioco? E neanche il vuoto spirituale dell’opposizione è deriso più di tanto, basterà una tenda elettorale del Pd perennemente chiusa e vuota, d’inverno e d’estate. Anche se la società civile, dal basso, a forza di cariole sappiamo che si farà sentire…
E non si tratta neppure di un Bertolaso and Me. La satira si fa teorema meditabondo, e commosso, più vasto. Serio. Risponde ai fatti (le Case) con i fatti. L’economista Joan Robinson ricordava un pensiero di Mao Tse Tung incomprensibile, prima dell’avvento di Berlusconi. Il suo pensiero farebbe «crescere le messi su una collina sassosa». Adesso che vediamo quelle colline sassose sappiamo cosa aveva prefigurato il grande timoniere… Fatti? La costruzione, come spiega Guzzanti «di una sorta di esercito in mano alla presidenza del consiglio, con licenza non di uccidere ma di spendere, di dare, di assumere senza concorso di andare in deroga a tutte le leggi, di autorizzare costruzioni abusive, di elargire fondi extra al Vaticano». Come una puntata di Report. Volontariamente comica solo a flash, quando alla moviola si scoprono i lapsus sublimi e criminali di Dell’Utri o del suo padrone. Oppure quando qualche sinistrato è convinto di essere un miracolato di Lourdes scampato al supplizio del camper. O quando la grafica d’animazione scandisce i vari capitoli della nostra hilarotragedia, dai soldi buttati alla Maddalena alle escort, dal processo di secondo grado a Dell’Utri alla testimonianza di Ciancimino figlio che svela finalmente, lo ha letto nelle carte di Ciancimino padre, il segreto dei fondi utilizzati da Silvio Berlusconi per realizzare Milano 2. Mafia. Dal divieto bulgaro di attaccare chiodi alle pareti delle nuove case al vaso di plastica della protezione civile «regalato» ai nuovi inquilini, assieme a lenzuola, pentole e spumante italiano (da restituire intatti all’uscita) con le scritte «Protezione civile», progetto Case e Repubblica Italiana. Attraverso la costruzione di case, la Protezione civile diventerà sinonimo di Stato, ci spiegherà il semiologo. Intanto quel vaso tutti hanno paura di buttarlo. Dovessero rimborsarlo….
Perché si vuole distruggere per sempre L’Aquila? Non sarà perché, come ci ricorda Guzzanti, L’Aquila fu costruita da Federico II per contrapporre a Roma corrotta, a «Roma ladrona», una città elegante, colta, con splendide fontane pubbliche collettive, e onesta come quell’unico abitante che è riuscito a non farsi sbattere fuori dalle sue mura, niente affatto pericolanti? La popolazione abruzzese del capoluogo è stata invece immediatamente deportata sull’Adriatico o «imprigionata» nelle tendopoli. E viene, poco a poco, ingabbiata in case asettiche, costruite su terreni agricoli non edificabili, e trasformata da comunità vivente accentrata in «mera unità di consumo», decentrato e segmentato. Si chiama sadismo urbanistico.
E, nel settembre scorso, tutti via dalle tende, a costo di essere sbattuti con le cattive nei suburbi o a 70, 80 chilometri dalla città. Impossibile lamentarsi, manifestare, contraddire, neppure fischiare, scrivere cartelli sembra più permesso. «Niente container, sono un ex costruttore edile, io. Farò un miracolo!». Vietati intanto alcolici, caffè e coca cola nelle tendopoli e riunioni di ogni tipo e megafoni. Ecciterebbe gli animi. La Protezione civile, intanto, mentre i palazzinari a essa collegati sghignazzano pregustando la notte della catastrofe affari d’oro, sveltisce gli appalti e triplica così i costi delle case antisismiche, perché si triplicano inutilmente i dispositivi anti-sismici.
Bertolaso prende il controllo della situazione, esautora le istituzioni democraticamente elette. Può farlo. È lo «stato d’eccezione». Un’espressione che da ora in poi, c’è la crisi, no? potremmo usare indefinitamente. È l’ideale politico e giuridico di chi non sopporta contraddittorio, né avversari, né giudici né stampa, non controllata direttamente. Se dalle sciagure, meglio se «pilotate», si passasse a gestire i grandi eventi, la visita del papa e le manifestazioni sportive, e ci trasformassimo in Spa? L’idea era perfetta, qualche intercettazione sciagurata l’ha per ora fermata. In Draquila l’Italia che trema c’è poco da ridere. La Michael Moore italiana Sabina Guzzanti, meno giornalista di lui, ma più comica (solitamente) si fa sopraffare dal dolore.

di Roberto Silvestri – 4 maggio 2010

da http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/05/articolo/2702/

Sabina Guzzanti