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Legittimi impedimenti al permesso di soggiorno a punti

La conoscenza di una lingua, di quelli che sono i principi costituzionali, un regolare contratto di lavoro e un alloggio dignitoso e anche questo ottenuto tramite stipula di contratto con valore legale, sono elementi che dovrebbero rientrare nel novero dei diritti garantiti a tutti e a tutte. Questo dovrebbe essere valido in un paese che si ritiene civile, che aspira anche a fornire gli strumenti basilari per l’eguaglianza, che insomma voglia rendere tutti cittadini in grado di poter realmente far parte di una società. Ma gli uomini e le donne migranti non sono, per chi ci governa, cittadini come gli altri, sono un corpo estraneo su cui legiferare senza alcun principio di realtà, solo e soltanto in nome della possibilità di raggranellare qualche voto in più in vista delle prossime competizioni elettorali, oggetti ottimi per fare demagogia e per drogare ancora di più la coscienza comune.
di Stefano Galieni – 5 Febbraio 2010
da www.carta.org


Il razzismo a punti del leghista Maroni

L’occasione era di quelle ghiotte, e culturalmente anche rilevante, soprattutto per coloro che sono a digiuno di riviste politiche e palestre di pensiero: il ministro degli Interni adesso ha una sua rivista e si chiama Libertà civili. Non è una battuta. L’ha presentata ieri Roberto Maroni in persona, a fargli da spalla c’era il ministro del Welfare Sacconi. I due, a proposito di libertà e civiltà, hanno colto l’occasione per annunciare anche la raggiunta intesa sul cosiddetto «permesso di soggiorno a punti», provvedimento che presto verrà trasformato in decreto – e questa è una minaccia.
di Luca Fazio – 5 febbraio 2010
da www.ilmanifesto.it


Oltre la nebbia

La cronaca della resa. Inizia così l’articolo di Roberto Rossi che racconta dell’incontro a Palazzo Chigi per discutere delle sorti dell’Alcoa che non è solo una fabbrica, non sono solo gli stabilimenti di Portovesme e Fusina: si parla qui di un intero settore produttivo, l’alluminio, dell’«italianità» delle nostre imprese (ricordate quanto si parlò di italianità a proposito della cosiddetta compagnia di bandiera, ai tempi di Alitalia?) in definitiva di un pezzo di industria nazionale che l’Italia rischia di perdere senza colpo ferire. La resa è quella della politica. La resa di un governo arrivato tardi e male ad occuparsi di lavoratori e di lavoro, di una regione – la Sardegna – rimasta senza più nulla dopo una rutilante campagna elettorale fatta di promesse come sempre fasulle.
di Concita De Gregorio – 3 febbraio 2010
da http://concita.blog.unita.it


Il ricatto occupazionale

La crisi economica continua a manifestarsi foriera di opportunità per l’imprenditoria di rapina, governata da banche e multinazionali, che proprio fra le pieghe del tracollo economico passato e venturo sta portando a compimento tutta una serie di obiettivi che solo una decina di anni fa sarebbero sembrati eccessivamente ambiziosi e difficilmente raggiungibili.
La progressiva limatura al ribasso dei salari (reali) dei lavoratori, la soppressione dei diritti acquisiti nel tempo, ottenuta con la complicità dei sindacati e la sempre maggiore diffusione del dumping sociale, hanno rappresentato gli strumenti attraverso i quali il lavoratore è stato deprivato della propria dignità e trasformato in una figura precaria, priva di coordinate, costretta a manifestarsi prona a qualsiasi capriccio o volere gli venga imposto in funzione di un interesse superiore.
di Marco Cedolin – 3 febbraio 2010
da www.megachipdue.info


Ciancimino: ”Era Dell’Utri il nuovo referente della trattativa”

“La morte di Borsellino segnò il passaggio dalla fase A alla fase B o se preferite l’inizio della seconda trattativa”. Nel secondo giorno di deposizione Massimo Ciancimino riprende il suo racconto dalla sequenza dei dialoghi tra il padre, portavoce di Cosa Nostra e i carabinieri del Ros, portavoce di interessi a tutt’oggi da chiarire.
di Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo – 2 febbraio 2010
da www.antimafiaduemila.com


Il vero volto di Cosa Nostra

Eccolo il vero volto di Cosa Nostra. Quello delle interconnessioni tra politica, affari e servizi segreti disegnato ieri da Massimo Ciancimino durante la sua deposizione all’aula bunker dell’Ucciardone all’udienza del processo che vede imputati il generale Mori e il colonnello Obinu per la mancata cattura di Provenzano.
di Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo – 2 febbraio 2010
da www.antimafiaduemila.com


Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia

ll Consiglio dei Ministri dovrebbe presto approvare la riforma della scuola superiore. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali, in via di definizione, la geografia scompare del tutto – o quasi. Non si sono sentite proteste, al proposito.
di Ilvo Diamanti – 21 gennaio 2010
da www.repubblica.it


Immigrazione non è uguale a criminalità

Ha fatto scalpore la dichiarazione del presidente del Consiglio sull’equivalenza tra immigrazione e criminalità. Vero o falso? Berlusconi non ha fornito numeri a supporto della sua affermazione. Dai dati disponibili sul sito dell’Istat si ricava però che pur con un incremento del 500 per cento del numero di permessi di soggiorno dal 1990 a oggi, i tassi di criminalità sono rimasti pressoché invariati. Le statistiche documentano invece che nello stesso periodo la quota degli stranieri sul totale dei detenuti è stata sempre superiore alla loro quota sulla popolazione italiana.
di Tito Boeri – 2 febbraio 2010
tratto da www.lavoce.info


La questione morale ai giorni nostri

La Cassazione ha detto sì all’arresto di Nicola Cosentino, dando ragione ai giudici di Napoli che lo considerano uomo della camorra e lo hanno incriminato per concorso esterno in associazione mafiosa.
di Claudio Fava – 1 febbraio 2010
da www.sinistraeliberta.eu


Chi sono i veri delinquenti?

Smontato il set dell’ennesima rappresentazione, cosa resta della formidabile strategia antimafia annunciata dal governo a Reggio Calabria? Anzitutto la dichiarazione sull’immigrazione, non a caso resa nella stessa sede. Essa contiene un messaggio preciso: la priorità della politica criminale, il male da affrontare con il bisturi, in Italia non è il potere delle mafie che le classifiche degli organismi internazionali mettono al primo posto tra le organizzazioni criminali di tutto il mondo, bensì l’immigrazione clandestina che produce delinquenza. Non so se il premier si sia reso conto di cosa significhi dire una cosa del genere, a Reggio Calabria, dopo la deportazione degli immigrati da Rosarno. Lo slittamento semantico è chiaro: il problema non sono i boss che prima riducono in schiavitù e poi scacciano i lavoratori immigrati (in maggioranza regolari, per altro); il problema sono gli immigrati, equiparati tout court ai delinquenti.
di Carmine Fotia – 30 gennaio 2010
da www.ilmanifesto.it